Terrorgheist, Vampire Counts, Undead, LED light

"Le ossa gli facevano male. Il povero Arago avanzava a passo sostenuto tra le erbacce della pianura ai limiti di Camalost, una piccola città sul orlo della "fine". Una città di frontiera che un tempo aveva rifulso di ricchezze e di commercio, ma che con l'inizio delle battaglie, era stata messa a ferro e fuoco più e più volte. Ciclicamente si tentava di ricostruirla, ciclicamente banditi ed Orchi la saccheggiavano, finché non si comprese che l'abbandono era l'unica strada. Rimasero praticamente solo donne e bambini, i vecchi ed i malati morivano, mentre gli uomini erano costretti ad andare al fronte; gli unici contadini rimasti si potevano contare sulla punta delle dita. Camalost era una città ormai morta, era solo questione di mesi. I cimiteri erano pieni, e gli innumerevoli morti restavano per le strade ad appestare i vivi con il loro immondo olezzo. Con le articolazioni doloranti e gli occhi ormai ciechi, Arago continuava ad andare avanti, facendosi strada tra ossa abbandonate ai lupi e vecchie armature arrugginite, segno che le battaglie sui confini dell'Impero non finivano mai. Era stanco, molto stanco, e gli ultimi raggi di sole che coprivano la pianura desolata lasciavano spazio ad un buio profondo. Stava arrivando una notte senza stelle. Guidato dal suo fiuto e dai ricordi dei giorni passati, Argo faceva strada alla carovana di sette uomini che portavano la piccola bara. Sebbene l'autunno fosse quasi alle porte, il caldo afoso e gli insetti abbondavano, ed il ronzio incessante che si poteva udire era interrotto solo dall'ululato di lupi lontani, e dalle incessanti preghiere di Landas. Portava il peso del fallimento sulle sue spalle mentre pregava per raccomandare l'anima del suo defunto fratello minore a Morr, il dio dei morti. Non era riuscito a vegliare su di lui, i suoi studi e peregrinaggi di fede lo avevano allontanato da casa, e quando era finalmente ritornato dalla sua famiglia, Landas scoprì con orrore che non esisteva più, assieme a Camalost... L'unica cosa che gli rimaneva era il suo cane, Arago. Il giorno stesso del suo arrivo in paese il suo fratellino era stato ritrovato misteriosamente annegato in uno stagno nei pressi della Foresta Nera, e fu proprio Arago a far si che al villaggio lo scoprissero abbaiando come un forsennato. La fede in Morr che lo aveva sempre guidato e che tutt'ora lo stava sostenendo, era stata in un certo senso la causa di tutto questo, se fosse rimasto, se non avesse preso i voti sacri, forse le cose sarebbero andate diversamente. Così Landas pregava per il giovane fratello morto, portando da solo la pesante lapide, per una camminata di più di tre miglia, fino al luogo del riposo eterno. Aveva pagato con i suoi ultimi danari 6 uomini (apparentemente gli unici di tutta Camalost) affinché portassero il feretro e scortassero lui fino al "albero incatenato". Era lì che avrebbe seppellito suo fratello, era lì che erano soliti giocare da piccoli assieme ad Arago, era l'unico posto che poteva associare a qualcosa di bello nella sua triste infanzia. Mentre la marcia proseguiva al fievole lume di due torce, gli uomini cominciarono a scambiarsi sommesse parole, quasi di timore; ma a Landas non importava, non poteva smettere di pregare neppure per un istante affinché l'anima del piccolo Malak potesse essere accolta sotto il manto di Morr, il grande consolatore. Tutto ad un tratto Arago si fermò, con il respiro affannato e rauco, ora la luce delle torce illuminava delle spranghe metalliche piantate nel terreno accanto ad una armatura arrugginita ed un albero contorto e rinsecchito, dal cui tronco pendeva una catena ormai fusa alla corteccia stessa. Se lo ricordava molto più grande Landas, mentre una lacrima solcava il suo viso contrito dal dolore. Era stato proprio lui ad attaccare quella catene per poter far giocare il suo fratellino, era l'unico albero nel raggio di cinque miglia, ed ora, guardandolo così spoglio e contorto, attorniato da teschi, ossa e spade arrugginite, provava una profonda tristezza. Tutto ciò che aveva di più caro, ora non esisteva più... Senza smettere di pregare, getto la lapide a terra, a pochi passi dall'albero, segno che gli uomini avrebbero dovuto cominciare a scavare la fossa lì. Landas si sedette su un masso lì vicino, accarezzando il vecchio cane che ora si riposava sulle sue gambe. Il peso della lapide gli aveva spezzato la schiena, ma sebbene il corpo fosse debole, il suo spirito era inflessibile. Mentre salmodiava i suoi canti funebri, e gli uomini, piantate le torce in terra, scavavano alacremente con vanghe malandate, Arago si irrigidì di colpo. Landas lo guardò preoccupato, sapeva che, sebbene ormai vecchio, quel cane aveva un sesto senso unico. Cominciò ad abbaiare come un forsennato correndo tutt'intorno; anche gli uomini smisero di scavare e si guardarono attorno attoniti. Arago sembrava impazzito, non l'aveva mai visto comportarsi così, improvvisamente si bloccò, fissando un punto nel buio oltre la luce delle torce; in quel preciso istante anche Landas percepì una sensazione tremenda. Era come se un aura di morte fosse penetrata fin dentro le sue ossa, lo stomaco gli faceva male e la testa sembrava pulsare, fu solo grazie alla sua enorme concentrazione e volontà che riuscì a proseguire nei suoi salmi. Anche gli altri uomini percepirono qualcosa, ed impugnate le vanghe a mo di arma, si strinsero attorno alle torce. Arago era ancora paralizzato, non riusciva neppure a respirare, con disgustò Landas notò che il suo povero cane aveva addirittura defecato in terra, sconvolto dalla paura e tremante. Sembra di vivere in un incubo, poi scese il silenzio più totale, neppure gli insetti si sentivano più. Landas continuava a pregare, ne era certo, ma non sentiva più la sua voce, riusciva ad udire solo il battito del suo cuore. Si guardò attorno confuso, Arago era appena fuggito nell'ombra, ed i 6 uomini tremavano come bimbi. Inaspettatamente una colossale ombra passò sopra di loro portandosi via la luce delle torce con una folata gelida. Landas percepì poi un enorme tonfo seguito da un vicino schianto ancor più grande e si rese conto che la luna piena rischiariva una notte senza nuvole. Finalmente ricominciò ad udire la propria voce pregare fievole, ma sotto la pallida luce lunare si accorse che dei sei uomini non restava più niente, solo la bara scoperchiata di Malak. Non aveva capito se fossero fuggiti, ma aveva la spiacevole impressione che non fosse così, perché portarsi appresso anche le pesanti vanghe? Improvvisamente, dall'altra parte della scena, si levò da terra, quasi emergendo dalle tenebre una figura colossale, la personificazione del terrore! Landas non aveva mai visto nulla di simile in vita sua, ne tantomeno pensava potesse esistere un simile orrore, tuttavia era conscio che si trattava di un essere non più vivo, una creatura nonmorta. Grande come un fienile, con ali membranose e lacere che sembravano vele; un abominio vespriforme che sfidava ogni legge divina! Dalle sue orbite cieche e dalle costole spolpate filtrava un oscena luce cremisi che sembrava provenire direttamente dall'oltretomba mentre il rantolio del suo respiro cimurroso e lo scricchiolio delle sue enormi ossa scoperte gli rimbombavano nelle orecchie. Fauci sbavanti ed artigli lunghi come spade si agitavano senza posa, poi il mostro iniziò ad avanzare lentamente e barcollando. Landas era solo ed impotente, le gambe non lo reggevano più, cadde in ginocchio di fronte a quello spettacolo, tuttavia una cosa non aveva mai smesso di fare, di pregare. E non per se, per la salvezza della sua anima, ma per quella del suo fratello. L'enorme bestia si fermò a pochi passi da lui guardandolo dall'alto in basso, era solo questione di attimi prima che anche lui ritrovasse Malak nel regno dei morti. L'idea della morte lo spaventava, la sola presenza ed il puzzo tremendo di quella creatura infernale fiaccavano il suo spirito e lo paralizzavano, ma Landas non poteva permettere che il suo fratellino non conoscesse la pace del riposo eterno per colpa sua. Raccolse così le sue ultime forze e cominciò a strillare con tutta la sua anima le ultime parole del suo rito sacro. Il mostro sembrò intimidito da questa dimostrazione di fede ed arretrò di un paio di passi... ma poi calò di nuovo il silenzio più totale. Il mostro aveva spalancato le sue fauci per urlare il suo odio verso il mondo dei vivi, incanalando le strazianti urla dei defunti e riversandole sul povero prete. Landas non sentiva più nulla, ne suoni, ne dolore, nulla... mentre brani di carne venivano strappati dalle sue ossa e tutto il suo essere veniva polverizzato e disperso nella notte alle note impercettibili del grido mortale dello "Spirito del Terrore", Landas aveva pronunciato le ultime sue parole sacre compiendo la sua missione. Poco prima che il suo sangue evaporasse e che i suoi stessi occhi sublimassero, Landas scorse qualcosa sulla gobba dello Spirito del Terrore, una creatura ancora più terrificante. I suoi occhi erano pozze di nera paura, e la sua pelle bianca lasciava presagire la maledizione che portava con se, un antico Vampiro Strigoi. Il "Re dei Ghoul" balzo giù dalla sua cavalcatura con un agile balzo ed atterrò come una belva ferina la dove fino a poco fa era inginocchiato il prete maledetto. Camminò a quattro zampe in circolo, fiutando l'aria, poi si volse verso la bara. Il sangue freddo e nauseabondo di quel cadavere era un allettante ristoro per il Vampiro. Avvicinatoglisi sporse il collo taurino per annusarlo, il prete aveva benedetto quel corpo prima di morire... La rabbia del Re Ghoul per un simile affronto era tale che sbudellò ugualmente la carcassa e ne bevve il freddo nettare. Il sangue gli bruciò profondamente nel corpo, ma il suo potere era tale che pochi mortali al mondo avrebbero potuto annientarlo con la loro sola fede o le preghiere! Macchie e vesciche fumanti si produssero su tutto il suo corpo per aver osato nutrirsi di spoglie benedette, e per un istante il vampiro barcollò. Subito però i suoi poteri Necromantici ed il suo metabolismo accelerato iniziarono a rigenerare le sue ferite e, tempo di balzare di nuovo sul suo Spirito del Terrore che già non presentava più alcun segno. Prima di prendere il volo verso il villaggio vicino, dove avrebbe potuto dar sfogo alla suo odio, nutrire i suoi branchi di Ghoul ed accresce le sue file di morti viventi, con un ultimo gesto i crudeltà, lanciò una potente maledizione sull'ospite di quella triste bara. Da lontano Arago vide tutta la scena, ma non riuscì a fare nulla sta volta... Quando il nonmorto spiccò finalmente il volo, il povero cane vide "una cosà" tremenda e fuggì di corsa via con insperato vigore. Fuggì verso casa, verso Camalost, ignaro che l'avrebbe già trovata totalmente disabitata e distruttà. Nella folle fuga, con tutto il suo vecchio corpo dolorante, un immagine continuava a balenare nella sua mente, quella della mano del padroncino Malak, mentre si levava per stringere il bordo della bara in cui era stato maledetto... Le ossa gli facevano male." Appendendo la catenella dell'albero alle spranghe piantate nel terreno si chiude il circuito nascosto accendendo così i tre led rossi all'interno del mostro! ;-) Spero gradiate

Posted: 18 Apr 2012

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2 comments

Yrical
Ciao caro, ti voto pure qua! Bravo! Ti do un 8 perchè lo Strigoi secondo me non è al livello del resto. ;)
10 May 2012 • Vote: 8
jjpens77
Impressive...
21 Apr 2012 • Vote: 10

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